Il quartiere di Porta Rossa
Cos’è il quartiere delle Porta Rossa ? Di fatto, è difficile stabilire una vera e propria omogeneità dei luoghi, geografica o storica che sia.
Il periodo antico
Originariamente, il quartiere è uno dei bordi dell’incerto rettangolo
della città romana (carta
della cinta muraria romana primitiva),datata del 59 avanti C., se si segue
la datazione classica, probabilmente più tarda, d'epoca augustea, se
ci si attiene agli scavi. Nasce in una zona paludosa, come del resto tutta
la città. Gli elementi più significativi ne sono l’Arno,
dal punto di vista del paesaggio, colle colline retrostanti, ed il ponte sull’Arno
(dell’epoca di Adriano) dal punto di vista economico e militare. Uno
dei limiti della zona attuale, via Por’ Santa Maria, via ad pontem in
epoca romana, era l'asse principale che conduceva alla porta, probabilmente
protetta da due torri, che dava sul ponte. L'altro limite, l'attuale via Tornabuoni,
segnava il limite occidentale della città romana, anche se nella sua
configurazione attuale è di data molto più tarda.
Gli scavi, però, danno una visione più complessa. Il recinto
romano era irregolare, e finì coll’arrivare, nella zona di Porta
Rossa, fino all’Arno stesso, oltre al limite che si attribuisce tradizionalmente
alla città, lungo la via Porta Rossa, o quella delle Terme, sulla quale
dà l'attuale Hotel Porta Rossa. Questa via segnala, con il suo nome,
l'esistenza di uno stabilimento di bagni termali romano, al di fuori però dal
tracciato primitivo della città. Per l'essenziale quest'estensione della
città romana risale al periodo di Adriano (76 - 138 dopo C., regno dal
117 al 138), periodo prospero per la città, e particolarmente per la
zona della Porta Rossa, direttamente connessa alla via Cassia a partire dall'attuale
Piazza Santa Trinita. Il tracciato dei limiti del castrum romano è visibile
al primo colpo d'occhio sulle carte e le fotografie aeree.
Gli attuali palazzi Bartolini-Torrigiani (Hotel Porta Rossa) e Bartolini-Salimbeni
si trovano dunque sulla posizione di ciò che fu il recinto originario.
La via Porta Rossa fu probabilmente l'ultima via interna parallela al decumanus
(asse stradale est-ovest, centro della vita economica in una città romana).
In corrispondenza con questa via fu costruita nel recinto una porta, che degli
scavi del 1894 hanno messo a giorno, il cui cornicione era fatto in mattoni
rossi. Ecco la prima possibilità per l'attribuzione del nome Porta Rossa,
alla porta, naturalmente, ma anche alla via, e dunque successivamente all'hotel
omonimo.
Si conosce poco della vita di quella zona in epoca romana. Si può tuttavia
immaginare che la prossimità dei grandi assi di circolazione e del ponte,
come pure le terme per il riposo dei commercianti e viandanti, ne abbian fatto
un quartiere piacevole per i viaggiatori, munito di alberghi e tabernae. Le
attività legate al traffico stradale e fluviale sul Arno probabilmente
prendevano posto nel settore. Gli scavi fanno pensare che ci fosse un’attività di
piccola metallurgia nel settore di Por Santa Maria, dei laboratori tessili
nella zona di via Porta Rossa, e delle concerie, attività con grande
fabbisogno d’acqua, lungo il fiume.
In ogni caso, le vie attuali della zona, tra la via Porta Rossa e l’Arno,
i ” chiassi”, riprendono in gran parte il tracciato rettilineo
di vie e vicoli dell’epoca.
Le invasioni barbariche distruggono case, terme, e soprattutto il ponte sull’Arno.
Fin dal VI secolo, tutta la zona viene abbandonata, fuori cinta, e gli invasori
bruciano e saccheggiano tutto. I bizantini si limitano a rinforzare e difendere
un settore molto più piccolo della città romana originaria.
Il tracciato mostra
che circa il 40% soltanto della superficie rimane occupato in questo nefasto
periodo.
Il periodo medioevale
Soltanto nel IX secolo viene ricostruito il ponte sull’Arno, non più in legno ma in pietra. Ciò permette in seguito, tra IX e XI secolo, la ricostruzione di tutta la zona, con nuove e più solide infrastrutture. Le costruzioni sono per lo più in legno, per la parte principale, ma si vedono anche apparire case-corti, case mercantili articolate intorno a cortili, negozi e depositi, e case-torri, articolate intorno o vicino alla torre, in pietra, di famiglie nobili e delle loro consorterie (gruppi di clientela), che si installano in città.
Il luogo della Porta Rossa, un po’ marginale durante il periodo romano, e addirittura lontano dalle mura al momento dei bizantini, entra poi sempre più profondamente nella geografia cittadina, man mano che Firenze si sviluppa, fino a e costituirsi come quartiere. Si organizza intorno a tre chiese (S. Maria Sopra Porta, SS. Apostoli, S. Trinita) e 20 torri (nel 1180) di famiglie e consorterie delle vicinanze. La costruzione di un nuovo muro di cinta a partire dal 1173, ed il nuovo ponte, distrutto nel 1178 e poi ricostruito, contribuiscono al rapido sviluppo della zona.
Bisogna anche considerare l'organizzazione di questi quartieri, dove sfera privata e sfera pubblica sono inestricabilmente mescolate. Intorno alle torri ed alle case dei potenti del luogo, i magnati o potentes, secondo il nome che danno loro i fiorentini stessi, la società si organizza in modo vicino a ciò che avviene nei castelli delle campagne intorno alla città. Uno o più nobili predominano nel gruppo, impongono le loro prerogative, ed impiantano una struttura di tipo feudale. Così, i Monaldi mettono su attorno alla loro torre (Torre Monalda) una consorteria, cioè una comunità di interessi. Le diverse costruzioni dei membri della consorteria vengono collegate tra loro con passaggi, passerelle e sporti, e fortificati verso l’esterno della cerchia comune che li circonda tutti. Contengono tutto ciò che è necessario alla sopravvivenza del gruppo: prodotti alimentari, accesso all'acqua, una cappella… Il prestigio, la ricchezza e la potenza di questi gruppi vengono manifestati allo sguardo del resto della città mediante torri di grande altezza, ma manifestano anche la rivalità spesso sanguinosa nei confronti di altri gruppi e consorterie. Da ciò proviene probabilmente il soprannome della torre Monalda : la Rognosa!
La città non cessa i tentativi per ricondurre questi cittadini poco
controllabili entro le norme, ricorrendo a vari mezzi, da blandi fino a fortemente
coercitivi. Ma impone e generalizza sempre più delle strutture di controllo
tendenti a garantire la calma e la pace sociale in città.
La struttura territoriale più piccola si sviluppa intorno alla chiesa
parrocchiale, primo gradino dell'organizzazione amministrativa e sociale, con
profilo autonomo, sia dal punto di vista religioso, che da quello militare
e fiscale. A Firenze, la vicinia, unione dei capi-famiglia residenti nelle
parrocchia, viene regolarmente convocata per discutere i problemi comuni. Geograficamente
et terminologicamente, coincide con la parrocchia, cioè con il populus,
o « capella », « contrata » o « parrochia »,
secondo i testi dell’epoca. Questa comunità parrocchiale è già indicata
nelle fonti dal XII secolo. Sono una quarantina per tutta la città nel
XIII secolo, quasi sessanta al principio del XIV, molte di più negli
anni 1420. Verso il 1300, Firenze conta circa 110000 abitanti. Ogni parrocchia
raggiunge dunque in media 1800 abitanti, ma alcune erano molto estese e popolate,
altre invece minuscole.
L'organizzazione è ben definita: al personale ecclesiastico viene ad
aggiungersi una struttura amministrativa laica, il consiglio dei capi-famiglia.
Il sindaco da loro eletto rappresenta la comunità di fronte all’autorità comunale.
Aiutato da amministratori, messaggeri ed esattori, doveva esercitare le delicate
funzioni di ripartizione e riscossione delle imposte, e garantire la gestione
del patrimonio della comunità. I « cappellani del popolo » esercitano
funzioni di sorveglianza e di controllo dell'ordine pubblico nel quartiere.
Un altro elemento della struttura del quartiere è costituito dalle « Arti », cioè le corporazioni di Firenze. Dotate di un potere giurisdizionale, sorvegliano gli interessi di alcune professioni, e ne organizzano regolamenti e tecniche. Esercitano un controllo della qualità, garantiscono all’esterno pratiche oneste, ed all’interno, ai loro membri, il monopolio sui loro specifici prodotti. Le arti hanno autorità per giudicare e condannare chiunque viola le norme che gli statuti impongono. Dalla societas mercatorum apparsa nel XII secolo, « arte dei commercianti », unica, nascono verso la fine del secolo le sei altre arti dette principali. Accanto a loro si formano poi poco a poco le arti dette secondarie, per le professioni di portata inferiore, tenute dalla piccola e media borghesia, con un ruolo politico assai meno importante. Certi mestieri ne sono esclusi, poiché il contributo da pagare è cosi elevato che i piccoli datori di lavoro e gli artigiani isolati non possono avervi accesso. A partire dalle ordinanze che vengono date nel 1293, sono ammessi a partecipare alla vita politica della città soltanto coloro che fanno parte delle arti, preferibilmente arti maggiori. Sono dirette, in modo identico per tutte, da due consoli, eletti per sei mesi, e da due consigli.
Fra le arti principali si trovano:
•
l’Arte dei medici e speziali, della quale faranno parte anche Dante e
Giotto
•
l’Arte della Lana, la più importante tra il 1340 ed il XVI secolo,
che occupa un terzo della popolazione di Firenze
•
l'Arte degli orafi, fabbricanti di gioielli, di armi, dove si trovano i più grandi
artisti del Rinascimento, come Donatello, Luca della Robbia, o Benvenuto Cellini
•
l'Arte dei notai, la più onorata da tutti, perchè assistente
indispensabile di tutte le altre
•
l'Arte di Calimala, prima nata fra tutte, comprende commercio internazionale,
industria (panni, prodotti esotici…), grandi operazioni finanziarie,
prestito e cambio. La più internazionale delle arti.
•
l’Arte dei Vaiai e Pellicciai, nata dalla fusione, nel 1534, di tre corporazioni
minori (pellicciai, fabbricanti di cinghie e calzolai), quest’ Arte occupa
circa 3000 artigiani.
•
l'Arte della seta, o di Por Santa Maria nasce alla fine del XII secolo, e cresce
nella zona del Mercato Nuovo, oggi conosciuto come Loggia del Porcellino. Il
suo simbolo, una porta rossa, è un'altra origine possibile per il nome
della via, e dunque per quello dell'hotel Porta Rossa.
Negozi ed artigiani nel XV secolo nel quartiere di Porta Rossa
Se le due arterie più commerciali della zona, nel medioevo, sono Borgo Santi Apostoli e Via delle Terme, probabilmente anche Via Tornabuoni a ovest, e Via Porta Rossa non erano da meno. Appartenevano al Gonfalone Vipera della zona di Santa Maria Novella. La via delle Terme e la via Porta Rossa univano, allora come oggi, via Por Santa Maria a piazza Santa Trinita. Non sembra che sia un quartiere che concentri attività particolari. In una cronaca del 1470, i soli negozi specificamente segnalati sono, in via Porta Rossa, uno speziale, un orafo, e qualche bottega di scultura in piazza Santa Trinita e vicino al palazzo Bartolini. Nel 1519, come già lo faceva Francesco Datini nel 1386, si cita « l'osteria del Cammello in Portarossa », attuale Hotel Porta Rossa, come pure « dipintori e chalzolai e un fornaio », dei pittori, dei ciabattini ed un panettiere. Il palazzo attuale del Porta Rossa causò probabilmente la perdita della vecchia locanda, mettendo in sua vece il Palazzo Bartolini, detto degli sportici. Ma la vocazione alberghiera, persa per qualche anno, perdurò e venne in seguito pienamente ripristinata.
Le fonti fiscali e catastali ci forniscono ulteriori informazioni. Citano
(1363, 1427) in via Por Santa Maria, Borgo Santi Apostoli, e dintorni, la presenza
di specialisti della vernice su cassa, detti « cofanai » o « forzinerai »,
iscritti all'Arte di San Luca. Ma anche la presenza di pittori più classici
(1435, 1452), organizzati in molte « botteghe », a riscontro di
quelle di Piazza Santa Trinita, all'altro capo del quartiere. Il loro numero
cresce ancora, secondo il catasto del 1469, nella seconda metà del XV
secolo. Il Borgo Santi Apostoli ne contava almeno sei. Per altro, il libro
rosso della compagnia dei Pittori mostra che molti più pittori che altrove
nella città si trovano nella zona compresa tra via Porta Rossa e la
via Pellicceria. Altri dichiarano lavorare nella stessa zona, pittori, orafi,
probabilmente associati alle botteghe già citate. I negozi sono soprattutto
situati in case-corti o case-torri, che, su corte o su via, avevano lo spazio
di accogliere questo tipo di attività. Dopo la grande peste del 1348,
non tutti gli spazi prima utilizzati per il commercio erano stati rimessi in
uso. I catasti ed altri libri segnalano che questi negozi non sono grandi,
e soltanto le attività di tipo artistico sono adattabili in così pochi
metri quadri. Ovviamente, non è sempre facile situare precisamente le
botteghe, nè individuarne i titolari successivi. Gli archivi sono spesso
incompleti, ed i cambiamenti nelle costruzioni della zona non ci permettono
più di seguirne la storia.
Altri negozi sono documentati nella zona attualmente occupata dal palazzo Bartolini-Salimbeni
: un pittore ed un carpentiere all'angolo di Via Porta Rossa e Piazza Santa
Trinita ; un negozio di vernice su cera e candele esiste nella stessa zona
al principio del XVI secolo. Collaborazioni « tecniche » vengono
realizzate e sono documentate dalle fonti. Per esempio tra un pittore ed un
materassaio, che fornivano insieme letti completi, decorati e forniti del loro
corredo. Durante la seconda metà del XV secolo, la via Porta Rossa è molto
ricca in negozi artigianali di ogni tipo, i pittori, certamente, ma anche orafi,
battitori d'oro, commercianti in legno… Se alcuni ci sono conosciuti
abbastanza precisamente, i più lo sono da un’ unica menzione negli
archivi.
Si verificano, per questi negozi, molti diversi casi. Possono appartenere ad uno stesso proprietario, che li affitta a degli artigiani diversi, nello spazio e nel tempo. I Bartolini albergano così dei carpentieri, dei pittori, degli orafi, nei negozi dei loro palazzi. È raro che un piccolo proprietrio affitti il proprio negozio, perchè lo utlizza per sè nella maggioranza dei casi. Si trova, a volte, uno stesso imprenditore che affitta molti negozi in una stessa zona a molti diversi esercenti. È il caso di Bernardo Rosselli, ad esempio, che detiene così varie botteghe di vernice nel settore di piazza Santa Trinita, verso il 1500. Ma la maggioranza degli inquilini artigiani occupano un solo negozio, per una sola attività.
Lo si vede, le forze in gioco nel quartiere: nobiltà, parrocchie e giustizia di cappellani, potenza delle Arti, sono varie e pesanti. Ma cambiano anche nel tempo. Quando il comune rafforza le sue strutture, sono i magnati a perdere il potere ed a trovarsi integrati poco a poco fra i cittadini comuni. Simboliche, le loro torri vengono limitate nell’altezza e perdono il loro ruolo militare, per finire integrate (il termine usato è « impalagiate ») nei palazzi dei ricchi recentemente arrivati. Quando il potere, a partire dalla grande peste del 1348, si centralizza e si rafforza, i poteri locali perdono il loro ruolo di primo grado nell'amministrazione della giustizia, e mantengono soltanto un ruolo amministrativo e fiscale di secondaria importanza. E quando la città, assediata da Carlo Quinto nel 1530, svuota le casse delle Arti, ha inizio la loro rovina, dal declino in cui sono trascinate non si rimetteranno mai.
Il Rinascimento
Le modifiche avvenute col Rinascimento si sovrappongono al tessuto medioevale
a blocchi isolati, come i due
palazzi di
Baccio d’Agnolo , o Palagio
di parte Guelfa, , piuttosto che con modifiche fondamentali su grande scala.
S’introducono nuove tipologie di costruzione, erigendo palazzi e palazzetti.
La rete di vie e vicoli si piega, un po', alle esigenze del nuovo tracciato
degli assi di comunicazione della città. Ma nell'insieme, tutto resta
molto stabile.
Il quartiere però vede qualche bella realizzazzione. Palazzo
Strozzi, cominciato nel 1489, al centro della zona che controllave la
famiglia Strozzi, e Palazzo
Davanzati, costruito verso la metà del XIV
secolo, in via Porta Rossa come il Palazzo
Bartolini–Salimbeni. I palazzi di
Piazza
Santa Trinita sono notevoli, il Palazzo Spini Feroni, costruito da partire
da 1289, il Palazzo Buondelmonti, dal principio del XVI secolo, e che integra
ancora
la Torre Buondelmonti, ed il palazzo
Borgherini, chiamato oggi Rosselli-Del Turco.
I palazzi del quartiere di Porta Rossa
| Palazzo | Indirizzo | Periodo | Architetti e fatti di riguardo |
| Palazzo ANTINORI | 3, piazzetta Antinori | Verso 1550 | Attribuito a Baccio d'Agnolo. |
| Palazzo BARTOLINI SALIMBENI | 1, piazza Santa Trinita | XIV e XV s. | Baccio d'Agnolo. Bella facciata, due piani, finestre particolari. |
| Palazzo BUONDELMONTI | piazza Santa Trinita | XV s. | |
| Palazzo CORSINI | 11, via del Parione, Lungarno Corsini | 1650 | Importante collezionz di pittura dal XV al XVII secolo. Scala elicoidale barocca di Pier Francesco Silvani. |
| Palazzo DAVANZATI | 13, via Porta Rossa | XIV al XVII s. | Cortile du XV, scale con rampe di legno, decorazione dipinta del XIV secolo. |
| Palazzo FERONI o SPINI-FERONI | via Tornabuoni | XIII s. | |
| Palazzo dell'ARTE della LANA | via Calimala | XIII s. | Affreschi del XIV secolo. |
| Palazzo di PARTE GUELFA | via delle Terme | ||
| Palazzo GONDI | piazza San Firenze | XV s. | Costruito per i Gondi, famiglia divisa frà Francia e Firenze |
| Palazzo LARDEREL | via Tornabuoni | Facciata di Giovanni Antonio Dosio. | |
| Palazzo NONFINITO | 12 via del Proconsolo | Unaleggenda. | |
| Palazzo ORLANDINI DEL BECCUTO | via de Pecori | Fine XVI s. | Anton Maria Ferri |
| Palazzo PAZZI | via del Proconsolo | XIV s. | Ispirata dal Brunelleschi e Giuliano da Maiano |
| Palazzo PORTINARI SALVIATI | 6 via del Corso | Bel cortile, affreschi del XV secolo. Motivi grotteschi | |
| Palazzo RICASOLI | piazza Goldoni | ||
| Palazzo ROSSELLI DEL TURCO | 17 borgo Santi Apostoli | ||
| Palazzo RUCELLAI | via della Vigna Nuova | Facciata principale décorata con pilastri | |
| Palazzo STROZZI | piazza Strozzi | Giuliano da Sangallo. Facciata con cornici, è stata un modello | |
| Palazzo STROZZINO | piazza Strozzi | 1462 | Michelozzo |






